Quattro giorni in ritardo – articolo conclusivo

 

Diario di un anno in forma poetica, narrativa, fotografica

04 gennaio 2014 – 18.30

Un cavallo al trotto tirato da un uomo in bicicletta. Non l’ho mica visto, ho sentito gli zoccoli sul cemento. La scena l’ho osservata tante volte sulla strada. Li addestrano tirandoseli dietro con le bici, li incitano, li frenano, accelerano o si fermano, scompaiono. Ho ascoltato crescere il volume dell’andatura da dietro alcuni alberi, nel mio giardino, la strada era nascosta. Mi è parso di udire il ritmo della vita. Anche noi andiamo al trotto e veniamo tirati da una qualche forza. Trottiamo tirati per il collo, o per la manica, o per i piedi. Fatto sta che trottiamo da qualche parte, e anche senza meta andiamo, vaghiamo tirati da un qualcosa, un qualcuno. Mi sono chiesto: se io fossi quel cavallo, chi sarebbe l’uomo in bicicletta? Non ho trovato ancora la risposta. Non mi andava di tirare fuori dal cilindro i soliti conigli: “la scrittura”, “la bellezza”, “la verità”, “il lavoro”, “l’amicizia”, la “felicità”.

Mi piacerebbe essere radicale, non prendere in giro nessuno. A costo di non sentirmi a posto vorrei dare una risposta sincera. Ci sto lavorando.

follow link Quel cavallo non capisce perché lo tirino in quel modo, che senso abbia, eppure riesce ad apprendere. Così come noi apprendiamo durante gli anni tanti trucchi, tante mosse, tanti stratagemmi per stare al mondo, per avere una spiegazione, senza capire, molto spesso, dove veniamo trascinati. Oggi è il quattro gennaio del duemilaquattordici. Un anno fa ho cominciato a scrivere questo diario see in forma poetica, narrativa, fotografica intitolato “Quattro giorni in ritardo”. Oggi si conclude. Volevo tracciare un anno della mia vita per rileggerlo negli anni futuri e per condividerlo, per scuotere zolle, e cogliere ogni elemento significativo che m’offriva il suo gambo. Non so se ci sono riuscito. Sicuramente è un documento importante per me, servirà a capire che venti m’hanno sospinto e dove. Spero per voi che abbia rappresentato un sincero e originale punto di vista su una realtà comunemente masticata dalla inutile schiettezza e facilità del banale.Lo spero.

 

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