Quattro giorni in ritardo

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Diario di un anno in forma poetica, narrativa, fotografica

30 ottobre 15.42

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see Ibrahim passa ogni settimana. Il nostro ufficio è ormai pieno di cianfrusaglie: calzini, accendini, apribottiglie, spillatrici, ancora inscatolate. Non ci sarebbe un gran ché da raccontare: lui arriva, qualcuno si impietosisce e compra un oggetto inutile; quando si ha fretta un paio di spicci risolvono la faccenda, ne ho già parlato. Questa è invece la storia di una sveglia. Per una volta a F. un oggetto serviva veramente: la mattina non riesce a svegliarsi e il telefono, dice, la notte gli piace spegnerlo, oppure è scarico e non ci può far affidamento. Così, qualche settimana fa, quando Ibrahim è passato F. si è impuntato e gli ha detto:

follow link -L’accendino ce l’ho, ne ho comprati cinque una settimana fa, non ricordi? I calzini non so più dove metterli,  e fazzoletti ne abbiamo da lasciare il lavoro d’ufficio e farti concorrenza. Però, a dire il vero, mi servirebbe una sveglia.

F. è un tipo che dalle tasche tira su i soldi insieme a grandi rimproveri e ci tiene far a notare quanto ti ha dato, ma alla fine è quello che paga di più e se c’è uno che si fa impietosire senza rimorsi è proprio lui.

https://raidcatala.net/simple-way-to-calculation-interest-paid-on-term-loan F. lavora sodo e in questo periodo non ha il tempo nemmeno di accorgersi di non averne di tempo. La sveglia gli serviva davvero e Ibrahim giurò di portarla la settimana che veniva. Poi se ne andò in bicicletta e su di lui calò il sipario, F. tornò alla sua vita. F. nel frattempo veniva chiamato a insegnare nove mesi, ma poi scopriva che era solamente cinquantunesimo nella graduatoria, e non ci credo, come sostiene lui, che non si era immaginato la vita da professore. In questo bel paese ci si abitua ad abboccare alle possibilità parlandone male, con sufficienza, sbaragliando l’entusiasmo con strascicati “Vedremo”. La disillusione sta nelle bocche, ma in altre parti del corpo si annida la speranza. Si può notare nelle camminate; osservatele ogni tanto, provate a collegare le speranze di uno con la sua camminata, le delusioni con questa cosa semplice che pare mettere un piede avanti all’altro. F. , mentre su Ibrahim era calato il sipario, aveva lottato anche contro il suo partito, “la rivoluzione” si sentiva tuonare talvolta in ufficio, poi s’udivano gran scrosci di risate come fossero l’ eco. Ma anche le risate in poche giorni si sono afflosciate e poi si sono spente. F. ha conosciuto il prezzo da pagare per mettere  d’accordo la gente, il prezzo da pagare per essere venuto al mondo dopo che certi poteri vi scorrazzavano già da anni. Tutti quanti si è ripiegato, battendo in ritirata, su mirabolanti idee imprenditoriali: se non si può perseguire l’ideologia, almeno perseguiamo la ricchezza, questo il pensiero che pareva trapelare da sotto le nostre tempie appena aprivavamo la porta dell’ufficio. Annientato, anche questo,  come la rivoluzione, dai baluardi della burocrazia. O meglio, della sfiducia, che poi le due cose a volte sembrano fondersi.

https://jogjaaero.org/express-yourself-essay Ibrahim è poi ricomparso una mattina. É entrato nel nostro ufficio con un sorriso vittorioso, in mano aveva il suo trofeo: la sveglia. F. se ne era completamente dimenticato, quell’oggetto che aveva domandato s’era inabissato sotto quella coltre di vita che in una settimana l’aveva sballottato da una prospettiva all’altra, come fosse stato in mezzo ad una folla impazzita la sveglia gli era uscita da una tasca della mente e se l’era persa. Per Ibrahim invece era stata una questione prioritaria. Era finito fino ad Ancona per procurarsene una, ma l’aveva sorpreso un temporale e la sveglia che aveva portato non sembrava funzionare.

source site Siamo stati più di un’ora a cercare di aggiustarla. Ho smesso di lavorare e ho cominciato a armeggiare con i pulsanti per capire come si potesse far uscire un suono ridondante ad una certa ora. Ma si sa che l’acqua è il primo nemico dei dispositivi digitali, insieme ai vecchi professori di lettere. Non c’è stato nulla da fare, la sveglia era morta ed Ibrahim ne avrebbe dovuta cercare un’altra. Ci siamo fumati una sigaretta, tutti insieme, ognuno con la sua vita inconcludente dinnanzi. E se solo ci fossimo fermati un attimo in più, se solo le sigarette fossero più lunghe, se solo avessimo messo insieme tutti gli elementi e le nostre storie, allora avremmo potuto cominciare veramente una qualche rivoluzione. Ma poi una sveglia ha suonato, non quella di Ibrahim, un’altra. Abbiamo udito tutti il suono caustico e irrisorio dell’abitudine, come una frusta nei timpani. E come marionette, buttate le cicche, abbiamo saluto Ibrahim e lui ha salutato noi.

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