Stamattina mi sono svegliato che erano già le undici e venti. Il mondo correva da un bel po’ di ore. Lavoro, studio, seguo dei corsi, non ho un soldo, rincorro le cose, le inseguo, ho una donna, sto invecchiando, cerco lavoro quando non ce l’ho, i libri non riesco a leggerli, la settimana scorsa è uscito l’iPad 3, l’ho saputo in ritardo. Il mondo correva ed io sinceramente non sapevo come immettermi in quel flusso di eventi che si stavano svolgendo dopo che molti altri si erano conclusi.Sono rimasto immobile per quarantacinque minuti. Avrei dovuto dormire fino al giorno dopo, svegliarmi sicuramente riposato alle sette del mattino. Per qualche minuto l’autoerotismo mi ha salvato, devo dirlo. Ma poi mi sono ritrovato al punto di prima. Alla fine ho pensato alle idee, quelle che ci spingono verso un tiepido nulla organizzato e riconosciuto, e quelle poco comprensibili che aprono mondi velleitari, mondi potenziali che si frantumano addosso a questa realtà inoppugnabile: la vita richiede  denaro ed il denaro richiede lavoro, il lavoro impegna la mente, le idee superflue scompaiono, vengono sostituite dalla concentrazione, dall’esercizio che la soluzione di problemi comporta. Si fanno strada idee più semplici, idee da aperitivi, da conversazione. È davvero difficile mantenere o solo concepire una visione del mondo mentre si è immersi e schiacciati dal lavoro. È difficile alzare la testa per comprendere dove ci si sta dirigendo, se un’isola lontana sia almeno possibile.  Stamattina ho pensato rapidamente alle difficoltà delle idee: difficoltà nel generarle, difficoltà nel seguirle, la difficoltà nel mutarle, oppure nel mantenerle. Questo è un pensiero primitivo, espresso in questo articolo, se volete, rozzo e approssimativo. Lascio l’acume e la pazienza a chi possiede il tempo e padroneggia idee difficili: le idee in cui tutto non è propriamente detto, le idee delle continue precisazioni. Io purtroppo annego dolcemente in una telefonata che apre i cancelli di questo flusso. Mi segue un custode con la faccia slavata e un giornale sotto l’ascella. Gli lascio la mancia e mi perdo insieme agli altri che stamattina hanno pensato più a lungo.

 

 

Pubblicato per la prima volta su http://incontrifilosofici.wordpress.com/ 

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