see url Da bambino le giostre mi hanno sempre riempito di tristezza. Per molti sono motivo di gioia le belle giostre che ancora si possono trovare in qualche piazza di grandi città, con le luci e l’impressione d’un candido dorato, con i bambini che vengono issati sopra unicorni e poi calati sui sampietrini. Mi ricordo che le guardavo un po’ con sospetto e poi gli voltavo le spalle.Mi ricordo che pensavo che se un ragazzino si fosse messo sul cavallo davanti al mio non l’avrei mai potuto raggiungere. La carrozza che veniva inseguita sarebbe per sempre sfuggita ai banditi, la nave non avrebbe mai attraccato nel porto, avrebbe continuato a girare in tondo e a trasportare i passeggeri al punto di partenza. Eppure quando non potevo sottrarmi alla giostra, quando ero in compagnia di altri poppanti, quando mi issavano e finivo in groppa ad un gelido cavallo di plastica, quando la giostra partiva io improvvisamente mi inebriavo di un nuovo entusiasmo, il mondo girava e dava alla testa, la musica, le luci e l’andamento mi convincevano. Dopo qualche giro si fermava, il tempo era scaduto, la giostra ritornava ad essere una grande burla e tutto quel che era intorno pareva più divertente, più entusiasmante di quel misero trucco. Non so quanti abbiano paragonato la giostra alla vita, credo decine di migliaia di persone. A me pare che la giostra sia proprio il contrario della vita, se la vita deve essere qualcosa per cui valga la pena morire. I giri della giostra sono più facilmente paragonabili ad una prigionia spontanea, un modo per aver l’impressione di viaggiare rimanendo sempre nello stesso spazio. Ci sono tante prigioni spontanee a questo mondo, le convinzioni rette da una certezza mai vagliata, i modelli scolpiti dalla mente e mai messi in discussione ci portano sulla giostra dell’immutabilità delle cose: la musica ci sostiene e anche l’impressione di essere sul tetto di qualche mondo. Così invece d’avere una miscela, un flusso, ci troviamo difronte a tanti uomini appartati, chiusi nei loro fortini, irragionevoli battaglieri che nutrono più l’estetica delle loro visioni del mondo, che i contenuti. E se le vite, in fin dei conti, sono misere vite, non importa, basta non guardarle, basta rivolgere lo sguardo alla giostra, ogni tanto farsi un giro e convincersi che si sta veramente vivendo. Così c’è chi non si trova mai, e chi finisce sempre in quella strada, ci sono artisti che proveranno sempre piacere nel considerarcisi, senza serietà, senza passione. Scrittori autoproclamati che non vale la pena nemmeno considerare. Ci saranno sempre quelli che muoiono appresso a qualche donna, quelli che impazziscono di malattie immaginarie e gli anfitrioni che credono esista solamente il loro paese. Sono saliti sulla giostra e il mondo può cadere pure in rovina, ciò che è importante è che il loro fasullo immaginario rimanga in piedi. Da quando ero bambino non è cambiato molto: in piazza, o nelle confessioni d’un interlocutore, anche ora le giostre continuano a riempirmi di tristezza.

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