Gente costretta si siede ad un tavolo, gente costretta nel suo agio. Le bizzarrie degli altri sono un ottimo argomento, il cibo è sempre un ottimo argomento, la politica è un ottimo argomento, se lo prendi di striscio. Gli animali sono un ottimo argomento, pure la birra. Maledetta conversazione che ti si aggancia alla caviglia e ti tira giù, anche se sei gonfio di elio e vorresti volare via, come i palloncini, come i palloni aerostatici, salutare e volere bene alle persone, a quelle capigliature, quei nasi all’insù, purché rimangano laggiù. E invece rimani a mezz’aria e ti sgonfi e partecipi avidamente, balliamo? E balliamo allora. Però non so bene dove mettere i piedi. Ne metto uno un po’ a destra e ne convengo, certamente ognuno ha le sue passioni ed il suo modo di vedere le cose, giammai sputare in faccia all’hobby di qualcuno. E poi l’altro piede, un passo avanti, e rido perché devo, ed il ballo è questo, non un altro, questo è il tango della conversazione. Oramai sono un ballerino audace e l’audacia sta nel seguire tutte le regole con la parvenza del libero arbitrio, con scioltezza, sfoggiando la perfezione della tecnica dello spadaccino. Che situazione, e poi sono uguali, è una cosa che non ho mai potuto sopportare, mio fratello ne sa qualcosa, questi non cambiano, la birra artigianale, bevo quella solamente, a me piacciono gli uomini con la barba, comunque non fanno mai nulla, se ancora aspetti che facciano qualcosa, a me piace leggere, purtroppo non ho tempo, lo so, hai ragione, ma questo periodo, lo sai anche tu, che bella borsa, ci vado sempre anche io, non ci sei mai stato? Ci toglieranno anche l’aria, sono una buona forchetta, il fine settimana esagero, mi sono preso delle ubriacature, ho visto l’ultimo film e mi è piaciuto, ho visto l’ultimo film e non mi è piaciuto, guarda che è dura, è pericoloso di sera, ma perché li fanno rientrare? Dovrebbero rimane là, tanto il lavoro non c’è, quando i commercianti chiuderanno, li si mangia meglio, lui è così, quelli non capiscono, comunque siamo sfortunati. E se qualcuno si azzarda a sbagliare un passo, e se qualcuno non va a tempo, irrompono cani per mordergli le caviglie, o vigili ad appendere multe o silenzi riempiti da una giravolta che si sbarazza di te facendoti statua. E i ballerini ti urtano, barcolli e ti rompi in mille pezzi. Ricomporsi non è semplice , perché oltre a sentire lo sforzo nelle gambe, sentire che ci hai dato dentro con un’attività per la quale non hai nessuna predisposizione, oltre la fatica, ti si spappola sulla faccia anche la pena. Mica per i ballerini, per i cani rabbiosi, i vigili, la pena per te stesso. Quando hai festeggiato, danzato, e gonfiato l’aria di parole e frasi e risate fatte, e hai perduto l’elio, che dalle narici è scappato a gambe levate, reclamando un contenitore migliore, quando le mascelle non smettono di dolere, il pensiero non ha ancora avuto nulla, e la sua fame si fa sentire in modo così violento che vorresti disfartene e lasciarlo perire di stenti. Muori musone incontentabile. Poi la faccia di Gramsci ti accoglie nelle tue stanze. E ti vorresti giustificare. Hai ragione, ma una volta ogni tanto, volevo rilassarmi, sono stanco e sai che periodo sto attraversando. Ma di ballare Gramsci non ha nessuna voglia e continua a guardarti con quello sguardo presente di chi non ha mai affamato il cervello. La vergogna ti accompagna in un silenzio in cui ridondano i balli, e le voci ti perseguitano, e giuri che la smetterai, che eliminerai questo vizio della conversazione. La conversazione che appiana tutti, i vispi e i dormienti, i ripetitivi e i musicali, gli entusiasti e gli insoddisfatti, la conversazione che ti prepara i discorsi e ti tiene al riparo dalla fatica del produrre, questo tacito accordo di mediocri che la vince, la conversazione che giustifica la tua vita, che disprezza i problemi altrui, che eternamente ci solleva da ogni responsabilità sugli accadimenti, la conversazione che controlla possibili defezioni alla conversazione è una delle invenzioni più ripugnanti del genere umano. É il veicolo di ogni propaganda e ci trasforma in dei ripetitori ambulanti di pensieri mal riflettuti. Per un briciolo d’approvazione, per un briciolo di moltitudine, per non sporcare i vestiti che ci donano addosso, per poco altro, caro Gramsci.

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