Ho ascoltato tutto l’approccio. Si è avvicinato alle ragazze, ragazzo anche lui, abbronzato, una faccia pulita, un’espressione ingenua da scudiero, si è presentato con tutte le sue scuse: che non voleva disturbare, che avrebbe rubato alla loro vita solamente pochi istanti, che non c’era nulla da temere. Le ragazze ridacchiavano, le ragazze che stanno nel treno in gruppo e ridacchiano per l’eccitazione della fuga da casa, che ridacchiano per qualsiasi cosa, che ridacchiano perché da un momento all’altro nel nuovo mondo, oltre le colonne del porticato di casa, un evento potrà sconvolgere la loro esistenza. Ed ecco uno sconosciuto, un simpatico coetaneo che sa tenere la scena. Il ragazzo ha un figlio di tre anni, il ragazzo non ha un lavoro, il ragazzo ha una busta con dei braccialetti infantili, il ragazzo non ha soldi, il ragazzo ha un figlio di tre anni, il ragazzo ha dei braccialetti infantili, li tiene in una busta, puoi comprare un pezzo di quella infantilità per sfamare il bambino. Le ragazze ridacchiano, tirano fuori i portafogli, e le monete dai portafogli, lui le accoglie nella mano gentile con un’espressione gentile. E mentre qualcuna ritarda la consegna, affondando il braccio nella borsa e frugando alla ricerca di monete, vengono annunciati tutti i nomi delle stazioni in cui si fermerà il treno ed il ragazzo, per ammazzare l’imbarazzo, le anticipa con voce da speaker, simulando una specie di quiz in cui lui ė un vero campione. Il campione distribuisce i bracciali. Ad una lo allaccia intorno al braccio e le fissa il suo sguardo negli occhi per celebrare il momento. Poi saluta con una disinvoltura che gli scivola via appena si trova difronte agli altri passeggeri. Gli altri sono ancora ostacoli, montagne da scalare, dovrà dominare un’intera catena montuosa fino alla coda del treno. Devi essere un abile cantastorie per non incontrare la solitudine in mezzo alle montagne, per sostenere gli sguardi di chi sa che le tue parole sono fasulle, di chi intende un altro racconto dietro la storia. Quel racconto che ti sta dietro alle spalle appeso come un masso immateriale. L’ho osservato scendere qualche stazione dopo, una di quelle che conosce a memoria, ha incontrato altri due. Se la ridevano, probabilmente con quei due non doveva fingere. Erano tutti gemelli magri come modelli, gli occhi da vecchi e i volti da adolescenti. Li ho cancellati dalla mia memoria senza problemi. Poi qualche giorno fa, mentre fumavo fuori dall’ufficio, una macchina ė sbucata dal nulla e si è mossa lentamente verso di me fino a piazzarmisi davanti. Un finestrino si è abbassato e mi sono preparato a dare informazioni. Il ragazzo era svelto, giovane anche lui, ha voluto sapere il mio nome, si è presentato e ha raccontato la sua storia. Come sono brave, come sono essenziali e precise queste comparse, questi uomini che cercano di farsi breccia nella tua vita. Bisogna ammetterlo: una storia la sanno raccontare. Era vestito come uno rappresentante, parlava con uno spiccato accento milanese, al limite della parodia, diceva di essere un rappresentante di profumi, gli rimaneva qualche prodotto invenduto, me lo offriva ad un costo ridicolo, un vero affare. Mentre lo ascoltavo lo osservavo attentamente, la faccia soprattutto la faccia sui cui era camminato qualcosa, un pugno che aveva lasciato un segno, un’irritazione mal curata strappava la messa in scena dell’abito elegante e del soprabito stirato. E pure la frenesia, l’urgenza di convincermi. La prima volta a nulla è servito spiegare che il prodotto non mi interessava, che quelle marche non mi dicevano nulla. Ha ripetuto la sua storia, rimanenze, affare, ancora marche, e ha aggiunto che lui non avrebbe guadagnato nulla, il ricavo gli sarebbe servito solamente per la benzina. Si notava l’urgenza di superare l’ostacolo quando agli occhi e alla bocca sfuggiva per un breve istante il controllo, si notava che io non apparivo come una persona, ma come una cassaforte da aprire. Ho continuato a ripetere che non ero interessato ed ha capito che non ci sarebbe stata speranza. Allora é rimasto un istante in silenzio, completamente arreso alla mia ostinazione. Proprio in quel momento ho ricordato l’altro ragazzo, quello che avevo cancellato dalle mie memorie quasi con gusto. Il loro è il mestiere della pietà. Ma l’autentica pietà trapassa le membra quando alla storia non si crede, quando oltre le parole, oltre la tattica si cerca il racconto d’una rovina. Quel racconto se l’è portato via con un’accelerazione nello spazio, uno scatto contro il tempo. Una curva l’ha inghiottito e come un falco librato è scomparso dalle vite dei comuni pedoni, dei fumatori che attendono, dai passanti che tracciano i confini delle strade.

Lascia un commento

source url Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

get link

enter

enter site