Cinque secondi prima della morte

Non so perché ci sto a ragionare alle 5.25, quando potrei andare a letto e fregarmene. Probabilmente potrei fare dei bei sogni. Eppure sto pensando a questa cosa che davvero mi risulta strana, a tratti inquietante. Alla fine di una giornata, o nel mentre, ti arriva una notifica: qualcuno è morto davanti ad una telecamera (oramai sembra più difficile morire fuori da una ripresa) e tutti riportano la notizia insieme al video. Non ce la fai: clicchi e guardi. Ma non voglio parlare di questo, di quello che ti spinge ad assaporare tutta la sequenza di immagini che il video di mitraglia addosso. Vorrei soffermarmi su i cinque secondi precedenti in cui scatta una pubblicità che non puoi evitare. Allora per qualche secondo sprofondi nell’atmosfera di una casa meravigliosa, una moglie meravigliosa e una macchina che sembra il frutto del paesaggio incantato dove sta sfrecciando. Per qualche istante ti sbellichi guardando un cane che stappa una birra e ulula alle belle donne. Per un attimo segui affascinato il drappo che cade sulla donna elegante e attraente che fa scivolare la sua nudità fuori dall’inquadratura. Puoi saltare quella pubblicità, ma qualche volta ti cattura e la lasci scorrere, perché vuoi vedere l’uomo con i suoi pantaloni e la donna con i suoi pantaloni incontrarsi in mezzo alla strada, perché ti piace che la musica accompagni decine di inquadrature di pettinature buffe, perché c’è una bella festa ed è proprio il genere di festa dove vorresti capitare. Poi la pubblicità finisce e guardi qualcuno morire in un video: un ambasciatore freddato mentre teneva un discorso, una giornalista aggredita a colpi di pistola, un prigioniero giustiziato da un terrorista. Quando il video finisce ti lascia un qualche risentimento addosso, poi ricevi una telefonata, una mail, guardi la foto di un tuo amico che ha cucinato un piatto di riso. Tutto continua a scorrere, non sembra strano mescolare morte e desideri, marchi, prodotti e colpi d’arma da fuoco, urla e risate indotte da scene buffe che precedono un pay off.
Lasci qualche commento sprezzante, l’occasione per ricordare al mondo che esiste un qualche nemico e che tu fai parte di un certo schieramento. Poi vai a giocare a calcetto, oppure esci per acquistare un paio di scarpe che hai notato cinque secondi prima che fracassassero la testa ad un uomo. Possiamo concludere che tutto scorre? Va, bene, tutto scorre. Siamo i veri figli di Eraclito.

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