Quattro giorni in ritardo

 

Diario di un anno in forma poetica, narrativa, fotografica

31 dicembre 10.03

go to site I limoni erano stati appoggiati sulla tomba, vicino alla foto del morto. La donna mormorava qualcosa di puerile, patetico. Il morto era suo padre. G. non era d’accordo con me sul modo che aveva la donna di piangere il morto: troppo ostentato, e quella bizzarria dei limoni le pareva solamente d’immagine. La sua posizione era verosimile, ma non mi andava di ammetterlo. Dietro alla donna il fidanzato stava ad aspettarla fiero con un’aria cupa. Due grossi zigomi gli connotavano la faccia e forse tra le mani stringeva un giacchetto. Il mio cane quando comincia  ad abbaiare è impossibile farlo smettere, ti avvita nella testa il suo baccano. Sono sceso a piedi nudi, la porta era aperta e nel soggiorno c’era una vecchia e dietro suo marito. Ci ho impiegato a riconoscerli i lontani parenti che abitano vicino venuti a lasciare un cesto post-natalizio. Mi sono preso gli auguri e i baci e i saluti mentre affondavo sotto il loro peso in un pavimento congelato. E la donna? I limoni? Un sogno. A letto mi sono adagiato come in una palude per stare come a metà tra la veglia e l’oblio. Sono andato a pesca a modo mio. Così oltre la donna, i limoni, sono usciti personaggi e situazioni impossibili. Poi il dubbio. La poesia, la poesia a cui stavo pensando. Anche questa l’avevo sognata. Ed è stato sconvolgente, perché ricordavo alcuni versi e soprattuto il momento in cui l’avevo concepita nel sogno attingendo da ricordi reali. Ho tirato forte la lenza per pescarla ed è emersa grezza e meravigliosa come certe pietre che di per sé non valgono nulla. Ho cominciato a lavorarla.

 

get link Gioco

 

Ricordo che vi domandavo mille

volte se vi saresti sposati

here e se avreste fatto sesso.

 

Avevamo solo tredici anni

e quel gioco

aveva un non so che di erotico.

 

Stuzzicandovi

vi rendevo fieri

del fatto di dover rispondere

a certe domande così mature.

 

A me pareva di avvicinarmi,

di partecipare

a certe dimensioni

che non capivo.

 

Dopo tanti anni

non state piú insieme

e dirvi che vi conoscete

è come tirare dadi.

 

Vi ho incontrato singolarmente.

Brutti e senza scintille.

Entrambi sembrate poter vedere

solamente cenere.

 

Ma non posso:

riunirvi mi sarebbe piaciuto

e farvi ancora domande.

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